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SAPORI

Ad un certo punto, Marco percepì l’invito a svegliarsi. Non capiva dove fosse e che cosa stesse succedendo, ne chiese conto a chi lo stava assistendo. Gli venne spiegato l’accaduto.

Sembrava una dimensione irreale, ma quando riuscì a connettere bene, ripercorse in un baleno l’andamento di quella giornata.

Al mattino doveva essere operato di cataratta, ma una imprevista fibrillazione atriale aveva fatto interrompere la preparazione all’intervento e Marco era stato mandato in cardiologia per una visita.
Una cardiologa aveva constatato il disturbo e lo aveva rimandato a casa prescrivendogli un nuovo farmaco. Sarebbe dovuto ritornare la mattina dopo per un controllo.

Marco, ormai da un po’ di tempo, era costretto a ricorrere ogni tanto al pronto soccorso per lo stesso problema.
Era sempre stato assistito con prontezza e non lo avevano mai dimesso prima che il cuore riprendesse il suo ritmo normale.
Questa  volta,  invece,  la  cardiologa, alla seconda visita, anche se la fibrillazione durava da oltre ventiquattro ore, lo aveva mandato a casa, e Marco le aveva espresso le sue perplessità.

Alla sera di quel giorno, a cena,  forse a causa del disturbo cardiaco che non accennava a passare, Marco non aveva molto appetito, ma volle lo stesso mangiare qualcosa. Ad un certo punto, sentì come un ingorgo alla base dello sterno.
Si fermò e attese che il cibo passasse. Così infatti avvenne. Di fronte a lui c’era il figlio, la moglie si era dovuta allontanare.
Quando gli parve di sentirsi meglio, si era alzato in piedi, ma aveva avvertito qualcosa al capo e, come gli fu poi raccontato, era crollato a terra.
Il figlio con prontezza aveva allarmato la madre, e insieme, vista la situazione che sembrava disperata, avevano chiesto aiuto.
L’ambulanza era arrivata a tempo di record e lo aveva portato velocemente al pronto soccorso ospedaliero, dove gli operatori sanitari erano già pronti ad intervenire.
Dopo qualche ora di monitoraggio del ritmo cardiaco, venne deciso di ricoverarlo in terapia intensiva del reparto di cardiologia.
Ad accoglierlo c’era la stessa cardiologa che l’aveva rimandato a casa nella mattinata.
Marco la guardò fissamente, ma lei rimase impassibile.
Gli venne spiegato che si era trattato di una sincope e una settimana dopo gli venne impiantato un pacemaker. Il ricovero durò una ventina di giorni.

Marco aveva ormai un’età avanzata. In quei giorni d’ospedale aveva avuto modo di ripensare, con calma, a molte cose del suo passato, che non trovò così insignificante come altri, senza conoscerlo, avrebbe potuto pensare.
Dell’infanzia non aveva tanti ricordi, ma sapeva, perché gliel’avevano detto e in parte non se n’era del tutto scordato, di essere stato un bambino bravo e uno scolaro diligente.
Quello che ricordava di più era l’adolescenza e la prima gioventù, avendo allora conosciuto difficoltà di salute e di frequenza scolastica.
Era stata anche l’età della formazione. Aveva letto, appena era stato possibile, qualche libro importante e  si era  fatta una modesta esperienza politica.  Aveva  militato  nei giovani  del  partito  comunista, perché lo affascinava l’idea di una società comunista. Con le rivelazioni sui crimini del regime sovietico, il sogno era del tutto svanito
L’dea che aveva coltivato per qualche anno lasciò però i suoi segni. Aveva capito che le illusioni sono inutili e si era dedicato, mentre ancora studiava, a varie attività culturali. Erano stati gli anni in cui, a poco a poco, era cresciuta in lui la consapevolezza che occorreva impegnarsi a fare cose utili per tutti e aveva cominciato a rendersi conto che la vita non era poi un dono così generoso.
Che si nasce senza poter essere interpellati e, se anche fosse possibile, chissà quali favole verrebbero raccontate al nascituro per convincerlo a farsi abitante del pianeta.
Che la natura ha messo a disposizione i meccanismi della riproduzione, ma che non si interessa per nulla della qualità del prodotto, per cui c’è chi nasce sano, e sarà felice, almeno fino all’uscita dall’età infantile, e tanti altri invece vengono al mondo con gravi patologie, alle volte curabili, anche se con pesanti sacrifici, alle volte senza speranza di sopravvivenza.
Che una massa sterminata di bambini, poi, ha  la  sventura  di  affacciarsi  al mondo in ambienti malsani o senza la possibilità di alimentarsi adeguatamente e per loro sarà l’inferno di un’infanzia dolorosa e senza avvenire.
Erano riflessioni amare, ma che gli sembravano molto corrispondenti alla realtà.

L’imprevista esperienza ospedaliera aveva aggravato un altro suo problema: quello renale, che durava da decenni.
I suoi reni erano quindi abbastanza logorati. Da qualche anno, perciò, era seguito da una giovane e brava nefrologa.
A un certo punto, si era incominciato a parlare anche di dialisi.
Prima però occorreva ridurre le proteine nel sangue e, al riguardo, una dietista che collaborava con il reparto di nefrologia, aveva messo a punto un piano che riduceva in modo drastico quantità e qualità dei cibi che Marco avrebbe dovuto assumere quotidianamente.

Marco ne aveva seguito le indicazioni e in poco tempo il valore delle proteine si era ridotto, ma anche  il suo peso  corporeo  era diminuito. Una cosa altrettanto certa era che Marco aveva  perso gusto a mangiare, perché quei cibi erano quasi privi di sapore.
Per fortuna, la nefrologa valutò negativamente gli effetti della dieta, che venne sospesa.
Marco gliene fu grato e riprese le sue consuete abitudini.

Marco non aveva mai esagerato nella assunzione di alimenti, non per una scelta particolare, ma perché si sentiva bene così. Era convinto che non si vive solo per mangiare, ma che comunque l’assunzione di cibo dà alla giornata un tono più gradevole.

La sua malattia renale si doveva curare, senza peraltro togliergli il gusto di vivere. In caso contrario, meglio chiudere con la vita!

Una conclusione apocalittica, ma Marco aveva talvolta  queste accensioni esagerate.

Molto prima dei cibi, Marco aveva scoperto, nel tempo, i sapori pregnanti delle idee, dei pensieri che aveva trovato negli scritti e nelle opere di  tanti importanti protagonisti della storia dell’umanità.
Si  era così convinto che è illusorio credere in un mondo ultraterreno; che la nostra partita si gioca solo qui, sulla terra; che chi riesce ad acquisire la consapevolezza di essere padrone del proprio futuro, può svolgere un ruolo importante nella comunità, provando a rendere migliore il percorso di tutti; che la durata del viaggio resta comunque nelle mani della natura e, malgrado tutte le terapie disponibili, il tragitto di ognuno arriverà a una sua meta finale, quando il tutto si sarebbe oscurato per sempre, lasciando, per la maggior parte delle persone, solo un breve ricordo in parenti, amici e conoscenti.

Forse Marco si era fatto troppo … filosofo, ma, anche se dedicava parecchio tempo a questi pensieri, non trascurava le cure che potevano aiutarlo a non aggravare troppo la sua salute, consapevole comunque che un giorno sarebbero diventate inutili.
Aveva già fatto sapere ai familiari che, in quel caso, non doveva esserci nessun accanimento terapeutico. Quando non ci fossero state più speranze di una vita utile e dignitosa, una mano  benevola  avrebbe dovuto favorirne la fine con dolcezza e serenità.
Nel contempo, Marco  era  ancora  molto attivo, la sua vita era piena e non voleva ridursi a curare solo i suoi guai.

Ormai avviato verso gli ottant’anni, aveva  anche  scoperto però una dimensione di sé che non conosceva: gli piaceva mangiare, ma non per riempirsi lo stomaco. Assaporava ogni alimento, peraltro in quantità assai modesta, ma non si negava nulla, ad eccezione dei cibi eccessivamente in contrasto con i suoi malanni.  
Amava la frutta di stagione, la teneva in bocca finché il suo sapore non fosse stato totalmente assorbito e la stessa cosa accadeva con i piatti che una moglie paziente aveva cura di preparargli. Si doleva di non poterla aiutare, ma, ai suoi tempi, nessuno insegnava ai maschietti a far da mangiare.
La cosa più sorprendente fu che non disprezzava più nulla. Anche le cose che un tempo considerava per bambini, ora attiravano la sua attenzione.
Fu così che si ritrovò a spalmarsi su un pezzo di pane la crema di … nutella.

 

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Rivista "EX"

Il periodico “EX” è la rivista dell’Associazione Emofilici e Talassemici di Ravenna.
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