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CONFLITTO

Era l’unica femmina di una nidiata di cinque figli.  Aveva dodici anni. Si chiamava Erminia. Si sentiva felice, ma da qualche anno era intimidita da un pensiero ancora segreto.

I suoi genitori, entrambi impegnati in agricoltura, erano contenti di quella bambina così docile e diligente.
L’avevano naturalmente cresciuta nella tradizione religiosa cattolica. Nessun dubbio li aveva sfiorati. Così erano vissuti i loro genitori, così anch’essi erano stati educati, così dovevano crescere i loro figlioli.

Erminia era nata ultima, dopo quattro maschi, e per lei i genitori avevano, anche se non lo davano a vedere, una particolare predilezione. Avevano tanto desiderato una femmina ed Erminia sembrava rispondere perfettamente alle loro attese. Se dovevano sgridare i figli per qualche marachella, Erminia era quella che ne usciva sempre meglio.

Aveva frequentato, con ottimi giudizi, tutte le classi della scuola primaria. Ora, anche in seconda media, emergeva tra le più dotate.
Aveva ricevuto, come consuetudine, tutti i sacramenti: era stata battezzata appena nata, all’oratorio aveva ricevuto gli insegnamenti catechistici, a nove anni aveva fatto una gran festa in occasione della prima comunione.
Frequentava regolarmente la messa alla domenica e il giorno prima non mancava mai di andarsi a confessare. Sempre dallo stesso sacerdote, sia perché le sembrava il più preparato, sia perché gli aveva confidato qualche suo pensiero, ancora custodito nel cuore.

Oltre ai libri scolastici, leggeva i volumetti che Don Antonio le prestava e che narravano storie edificanti di bambine che si erano sentite chiamate da Dio.
Si immedesimava sentimentalmente in quelle storie e talvolta avrebbe desiderato esserne la protagonista.
Era cresciuta tra i maschietti, tanto in parrocchia che nella scuola, in assoluta serenità, anche se ultimamente si era accorta di avere simpatia per un compagno di classe, Ezio, molto gentile e rispettoso.
Leggendo le storie di ragazzine che si erano poi  donate   interamente  a  Dio,  parve anche a lei di sentire un richiamo a una vita di santità.
Ne aveva parlato con Don Antonio che l’aveva consigliata di riflettere, di ascoltare attentamente il suo cuore, senza voler fare scelte affrettate.
Ma Erminia insisteva e gli poneva, ad ogni confessione, domande sempre nuove.
Don Antonio, che pure gioiva per la fiducia che Erminia aveva in lui, era prudente e le suggeriva tanti modi per verificare se si trattasse di un sentimento vero o di una infatuazione passeggera.

Ecco le principali domande alle quali Erminia cercava risposte: Dio può dare degli avvisi di chiamata? Quali sono i segni vocazionali? Voler fare qualcosa per Cristo può essere una vocazione? La vita religiosa è meglio della vita da sposati? È giusto chiedere a Dio un segno? Come pregare meglio?

Don Antonio cercava di dare le risposte più adeguate alla sua età, ma aveva anche paura di sbagliare, di orientare una vita verso uno sbocco che era difficile valutare in anticipo.
Sulle risposte, Erminia rifletteva a modo suo.

Alle volte sembrava sicura di sé, altre volte le nasceva qualche dubbio. Allora piangeva. Non riusciva a fare una scelta decisa, era tormentata.
Con i genitori non parlava. Tutto tratteneva nel suo cuore, ma in tal modo le sue fantasie erano sempre più complicate e non riusciva ad uscirne.

La vita di ogni giorno si svolgeva apparentemente senza problemi. Frequentava regolarmente la scuola, aveva rapporti normali con i suoi compagni di classe, in famiglia non poneva alcuna apprensione.
Aveva intanto terminata la scuola media e aveva deciso di iscriversi all’istituto magistrale.  
La stessa scelta aveva fatto Ezio e non le era dispiaciuto. La simpatia tendeva a diventare qualcosa di più impegnativo. Ma Erminia resisteva. Non sapeva ancora quale sarebbe stata la sua scelta definitiva.
Certamente, poter un giorno sposare Ezio le sembrava un sogno. Aveva tutte le qualità che le sembravano essenziali: era intelligente, sensibile, studioso, riservato.

Ma le parve davvero un sogno perché ne aveva un altro, che coltivava da molto tempo. Non sapeva se fosse meglio donare il suo amore a Dio o al suo compagno di scuola.
Un conflitto insanabile cominciò a dominare la sua vita e a renderle sempre più difficoltoso fare la scelta giusta.  
In questa incertezza, si aggrappava alla preghiera, sempre più frequente, sempre più intensa.
Ma non le serviva. Passava intere giornate nel pianto, di nascosto. Talvolta, scaricava la tensione prendendo la bicicletta e rifugiandosi in qualche luogo della campagna, a lei particolarmente caro.

Vedere, però, tutti i giorni Ezio non le giovava. Aveva pensato di chiedere di cambiare classe, ma poi aveva scartato anche quest’idea. Forse cambiare paese? O prendere la decisione irrevocabile di iniziare il percorso per prendere i voti?
Le sembrava che la vita fosse crudele con lei, che la tenesse in bilico tra due scelte che entrambe desiderava, ma che erano incompatibili.
Ma perché lo erano? Non avrebbe potuto sposare  Ezio e  vestire nello stesso tempo un abito che la dichiarasse sposa di Dio?

Le giornate passavano in questo tormento e a un certo punto le sembrò di impazzire. Cercò di distrarsi con il solito giro in bicicletta, ma, inavvertitamente, si ritrovo nella corsia pedonale del ponte che scavalcava il grande fiume. Lo guardava scorrere placido e illuminato dalle ultime luci del giorno. Lo fissava. Si sporse, quasi ad invocarne aiuto, ma … ebbe solo il tempo di percepire il freddo gelido delle sue acque …

 

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Rivista "EX"

Il periodico “EX” è la rivista dell’Associazione Emofilici e Talassemici di Ravenna.
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