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Il parere di Dio

22 giugno 1633: “Io Galileo…dell’età mia d’anni 70… giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.o…dopo d’essermi stato…intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova,…e dopo d’essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura,…sono stato giudicato veementemente sospetto d’eresia,…con cuor sincero e fede non finta abiuro”.

Sono stato zitto per tanti secoli, ma ora, per le ragioni che dirò più avanti (scusate il mio linguaggio alquanto convenzionale, ma cerco di adeguarmi alle vostre esigenze), non posso più tacere. Come avete potuto umiliare in tal modo un uomo così eccezionale? Una delle cose più riuscite della mia creazione? Quell’imbecille di Tolomeo si era messo in testa che la Terra fosse al centro del mondo e voi, creduloni, siete stati subito pronti a farvi infinocchiare. Oh, Galileo! Con quanta emozione scrutava il cielo, concentrando il suo sguardo acuto nella lente del suo caro telescopio! E con quanta emozione Io seguivo i progressi della sua indagine! E quale grido di gioia ci uscì dal cuore e risuonò all’unisono nell’Universo quando fu sicuro della sua scoperta! Gli avevo reso difficile trovare la conferma di una ipotesi ritenuta dai più assurda, ma alla fine ce l’aveva fatta. E voi a tormentarlo, a umiliarlo, nella vostra ottusità o ipocrisia. Pretendevate di parlare a mio nome e invece mi offendevate perché negavate me stesso! Io, Io sono stato a fissare in cielo il Sole e Io, ancora Io, gli ho fatto girare intorno la Terra! E voi dicevate che era contrario al vero, con ciò macchiandovi di una colpa indelebile. Sì, lo so, ora avete chiesto perdono, ma lo avete fatto dopo secoli e chi potrà ancora credervi quando pretenderete di dare indicazioni perentorie sulla natura delle cose? Dovreste essere più prudenti, meno dogmatici, più aperti alle novità che la mente umana ogni tanto scopre e rivela al genere umano. Io sono complesso e multiforme e il tempo in cui l’uomo abiterà il pianeta non sarà sufficiente a rivelargli tutti i misteri della mia creazione. Ma io sono favorevole a ogni indagine che ne sveli gli arcani più resistenti alle limitatezze umane. Potrei ora ricordarvi i tanti altri errori (ma anche crimini) che avete commesso nel vostro ormai millenario magistero. Il discorso sarebbe però troppo lungo e mi riservo di ritornarvi in un’altra occasione. Ma ciò che, al pari del dramma di Galileo, non posso tacere, perché mi urge dentro da tanto tempo, è quell’altra ignominiosa pagina di tormento che avete inflitto a una giovinetta, solo per motivi di potere. Io mi ero un po’ distratto, perché non posso pensare solo a voi uomini. Tanti altri problemi richiedono la mia attenzione e il mio intervento. Ma quell’arte straordinaria, che l’uomo ha inventato nel ventesimo secolo, mi ha consentito di venirne a conoscenza e ha scatenato la mia indignazione. Forse con ingenuità, ma con tutta la sincerità possibile, quella giovinetta si sentiva ispirata da me e in mio nome voleva combattere l’invasore del suo paese. Voi potevate occuparvi di cose più importanti, ma, per compiacere il suo nemico, vi siete resi colpevoli di un processo inverecondo. Ne ha dato testimonianza un grande artista danese, di cui mi sfugge ora il nome (purtroppo  ricordo più le cose antiche che le recenti), in un film memorabile. L’ho visto e rivisto infinite volte. Anche voi dovreste farne una visione quasi quotidiana e farlo vedere a tutti i vostri fedeli perché vi controllino e vi impediscano di commettere altre azioni così indegne. Ma…ecco che mi ricordo il nome di quell’artista: si chiamava Carl Theodor Dreyer e anche di lui vado molto fiero, perché lo ha ispirato un pacato ma inflessibile sdegno. Osservatela quella pulzella, mirabilmente interpretata da una straordinaria artista. Guardate i suoi immensi occhi, che esprimono tutto l’ardore di un cuore appassionato, ma anche tutto lo sgomento possibile per un’avventura così sconvolgente e incomprensibile. E guardate poi i volti dei suoi giudici e aguzzini, i loro occhi ammiccanti per incastrare in una ragnatela di obiezioni capziose il sincero racconto della vergine d’Orleans. Sì, lo so che dopo cinque secoli l’avete fatta santa, ma non potrete mai far dimenticare quell’orrendo processo, inscenato, con già in vista le lingue di fuoco del rogo, per confondere e annichilire Giovanna.
Ho pensato alle cose che vi ho appena detto, nel momento in cui mi sono accorto che avevate commesso un altro inammissibile errore.
Che cosa era accaduto?
In Italia, l’anno scorso, c’è stato un importante referendum. Niente di straordinario. E’ un fatto normale in un paese democratico. Ma voi avete voluto diventarne i protagonisti, collocandovi in una posizione di assoluta intransigenza e trasformando un dibattito, che richiedeva molte distinzioni, in una questione di principio. In tal modo avete trascurato tanti aspetti di quel delicato contendere.
Avete mai pensato, non dico alle centinaia o alle migliaia o alle centinaia di migliaia, ma ai milioni, anzi ai miliardi di bambini concepiti e mai nati, da quando l’uomo è sulla Terra, a causa delle bizzarrie della natura? Di quella natura (che per comodità distinguo dall’uomo, anche se l’uomo è lui stesso natura) che Io ho creato e alla quale non ho impedito una tale libertà? Siete davvero senza cuore se, di fronte ai tanti drammi dell’umanità, anteponete l’assoluta difesa di poche cellule ancora alla ricerca di un loro futuro.
In quel referendum, senza lasciare a Cesare quel che è di Cesare, avete, con una campagna di propaganda lunga e insistente, invitato i cittadini a non votare, distogliendoli così dall’esercizio di un diritto conquistato con tanta fatica  e che occorre invece stimolare in ogni occasione affinché si determini liberamente la volontà della maggioranza.
Voi siete dominati da un cupo pessimismo sulla natura umana e anche qui ravviso un insopportabile contrasto con le mie intenzioni.
Sì, certo. Non ho dato agli uomini una vita facile, e questo può in parte giustificare la loro non sopprimibile e diffusa cattiveria. Però, la vita gliel’ho data con gioia affinchè ne potessero godere, anche se ho voluto che il duro mestiere del vivere temprasse i loro caratteri e gli ponesse l’esigenza di scelte morali.
Il quotidiano confronto con una natura sicuramente insidiosa e subdola, ma anche benefica e piena di risorse positive, è la condizione dell’uomo. Ma Io non voglio dare la preferenza alla natura rispetto all’uomo. Combattano alla pari e, se la natura lo insidia, l’uomo ha il diritto di difendersi, e di difendere soprattutto i bambini che mi stanno tanto a cuore.
Fa bene quindi l’uomo a cercare rimedi affinchè troppi concepimenti non si traducano in tanti drammi di bambini, sia quando sfortunatamente nascono ammalati sia quando la natuna li fa nascere sani.
Le numerosissime malattie ereditarie pongono troppi bambini in svantaggio al nastro di partenza della vita. Ed è giusto consentire che la ricerca scientifica, nei limiti del possibile, tenti di impedirle.
Io non sono egocentrico. La vita, agli uomini, l’ho donata. Non chiedo quindi risarcimenti. E se pensate che la sofferenza sia un buon viatico per meritare la mia benevolenza, siete sulla strada sbagliata. Ho la consapevolezza, e mi assumo tutta la responsabilità di questa mia scelta, che anche chi nasce sano deve sopportare tante sofferenze nella vita e mi sembra davvero crudele aggiungervi anche quelle delle malattie croniche, causate da una natura alla quale ho dato assoluta libertà di azione ma che, come ho già detto, gli uomini possono contrastare.
Ma, attenti, non mi angosciano solo i tanti disagi dei bambini permanentemente ammalati. Trepido anche quando vedo troppi bambini sani precipitare nell’inferno della fame (è terribile! vi muore un bambino ogni sei secondi!) o quando li vedo coinvolti nelle tragedie delle guerre, con le armi in pugno o come vittime innocenti della violenza degli adulti. Fate almeno qualcosa affinché, in certe parti del mondo, ne nascano meno. Sarebbe sufficiente smetterla con la fobia degli anticoncezionali!

Ecco dunque le ragioni di cui dicevo all’inizio. Desistete perciò da comportamenti che… fra qualche secolo… potrebbero costringervi a chiedere perdono agli uomini, come nei casi del caro Galileo e dell’intrepida Giovanna.

("EX", marzo 2006)

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Rivista "EX"

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