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Arrendersi alla natura?

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“Il Natale di Cristo ci aiuta a prendere coscienza di quanto valga la vita umana, la vita di ogni essere umano dal suo primo istante al suo naturale tramonto”. Così il Pontefice Benedetto XVI, il ventiquattro dicembre duemilasei, all’Angelus. Un’affermazione apparentemente scontata, nel clima ovattato di quei giorni. Un’affermazione apparentemente condivisibile, nella sua genericità. Un’affermazione che era in realtà la risposta al dramma di un uomo indifeso, Piergiorgio, che nelle settimane precedenti, di fronte alla naturale devastazione di una progressiva fine impietosa, aveva chiesto di avere finalmente pace e che l’aveva trovata grazie al responsabile comportamento di un medico caritatevole. Un’affermazione che rifiutava comprensione a chi si era opposto al “naturale tramonto” e che taceva la imbarazzante scelta fatta dalla Chiesa appena quarantotto ore prima e dai più ritenuta incomprensibile: quella di aver negato ai parenti di Piergiorgio, per una meschina ripicca dogmatica, il conforto funebre cristiano al corpo inanimato del loro caro.

“Dal suo primo istante al suo naturale tramonto”. Un’affermazione apodittica, che non sembra ammettere repliche per la sede da cui proviene, ma che rivela un a priori indimostrato e negato dall’esperienza di tutti. Qual era il messaggio? “La natura è benigna e benefica perché è stata creata da Dio per l’uomo. Essa deve essere perciò rispettata in tutte le sue manifestazioni. Occorre seguirne i dettami, che sono buoni per definizione, perché discendono dalla volontà divina.” Ma perché Dio avrebbe mai voluto una così dura soggezione della libertà dell’uomo alla sua costitutiva natura?

C’è chi ha sùbito applaudito a quella affermazione ad alto effetto emotivo. Noi invece siamo sobbalzati, quasi increduli. C’è chi ne ha fatto subito una nuova clava di lotta ideale e politica. A noi invece ha causato molta amarezza. Perché una fede ha sempre bisogno di essere irrazionale? Perché il senso comune deve essere così disprezzato? La fede non dovrebbe nascere e crescere solo di fronte ai misteri inesplicabili della vita e del mondo che ci circonda? E non dovrebbe dare benessere, non dovrebbe predisporre a sentimenti di pace, di comprensione e di partecipazione ai dolori dell’umanità? Non dovrebbe evitare di trasformarsi in uno strumento di divisioni e di conflitti?

Nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di sentenziare su materie tanto sensibili, anche se in nome di indimostrabili mandati. Come può chi guida una organizzazione religiosa proclamare come assoluta una verità tanto in contrasto con l’esperienza quotidiana di tutti? Non sarà che la religione si è ormai ridotta a un cumulo di dogmi e di divieti che offuscano lo spirito originario del messaggio cristiano? Se la natura non fosse contrastata fin dal primo manifestarsi della vita umana, sarebbe causa di apocalittici scenari. L’età media degli uomini subirebbe un drastico ridimensionamento e la vita non conoscerebbe i lenitivi interventi della medicina.

Che ne sarebbe dei tantissimi bambini che nascono con gravi malattie e di tutti coloro che, durante la loro vita, vengono assaliti da devastanti patologie? E’ esistito un tempo in cui questa era la realtà quotidiana. Ma l’uomo l’ha lasciato alle sue spalle. Giovandosi della natura, che a un certo punto lo ha dotato di capacità mentali ignote ad altri esseri viventi, ha scoperto il modo di contrastarla nei suoi meccanismi di morte.

E per soffermarci un momento sui pazienti talassemici, quanti ci lascerebbero anzitempo anche nei paesi evoluti, come avviene purtroppo in tante parti del mondo in ritardo in campo sanitario, se, con le terapie adeguate, non combattessimo l’avversità della natura, che la Chiesa cattolica si ostina  a ritenere, contro ogni evidenza, sacra?

La natura non è un Dio a cui inchinarsi passivamente. E' la realtà in cui viviamo, è la realtà con cui conviviamo quando è benefica e contro la quale lottiamo quando ci danneggia. Perchè il vertice di quella religione non ha nulla da obiettare agli interventi medici che sostengono gli uomini nel tragitto tormentato della loro esistenza e si agita tanto quando la vita è al suo sorgere o quando ha ormai esaurito il suo corso, senza più ragionevoli motivi perchè possa essere ancora vissuta con dignità? Non avverte chi sta così in alto che c'è una contraddizione insanabile tra l'ammettere che è importante aiutare l'uomo nel suo vivere quotidiano, cercando di impedire alla natura di causare danni irreversibili, e sostenere che la stesaa natura deve essere libera di devastare l'esistenza dell'uomo all'aurora della vita e nel momento dell'addio?

("EX", gennaio 2007)

Rivista "EX"

Il periodico “EX” è la rivista dell’Associazione Emofilici e Talassemici di Ravenna.
Tutto ciò che è contenuto in questo sito è stato prima pubblicato su “EX”.
“EX” è stato fondato nel 1974 da Vincenzo Russo Serdoz, “un grande uomo”, che la malasanità italiana ci ha strappato prematuramente.
Dal 1982, “EX” è diretto da Brunello Mazzoli.

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