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Le identità e il mondo dei minori

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Ma perché l'uomo è così cattivo?
Lo è per natura.

Che cosa significa?
Che malgrado si sia civilizzato, non ha perduto la sua aggressività e che, quando essa si manifesta, diventa molto pericoloso per i suoi simili, in ciò conforme alla maggior parte del mondo animale.

Ma, a differenza del mondo animale, la natura lo ha dotato anche di un cervello!
E' vero. La natura è stata generosa con lui. Ad un certo punto, alcune centinaia di migliaia di anni fa, ha prodotto una mutazione di straordinaria importanza, separandolo dalla linea evolutiva che ha portato allo scimpanzè.

In che cosa è consistita la mutazione?
Il cranio dell'homo sapiens ha incominciato a svilupparsi e potè contenere, ancora centomila anni fa, un cervello di dimensioni pari o quasi pari a quelle dell'uomo moderno.

E' iniziata allora la riflessione dell'uomo su come governare la sua aggressività?
Quel cervello impiegò moltissimo tempo, attraverso varie fasi, a formarsi delle idee e a riflettere sulla natura circostante. Inizialmente, furono riflessioni prive di ogni scientificità e produssero molte credenze fantastiche.

E' incominciato così lo scambio di idee e di sentimenti con i “fanciulli”* di tutto il mondo. Avevano saputo delle nostre idee e pensavano che potrebbero cambiare il loro futuro. Sono ormai convinti di essere in balia dei “grandi”, di non riuscire a trasmettere ai loro genitori il sentimento di disagio che li possiede, temono di diventare uguali agli adulti. Per questo ci hanno invitato nei loro paesi. Allora siamo andati. Abbiamo visitato tutti i continenti, abbiamo affrontato i disagi dei climi più diversi, siamo stati nelle grandi città, in quelle minori e nei borghi più sperduti, sempre accolti da feste gioiose. Ci siamo parlati con qualche difficoltà. Non avevamo uno strumento comune. Ognuno, a seconda dell'età e del grado di istruzione, ha messo in campo le sue risorse linguistiche e, così, siamo riusciti ad affrontare i temi più complicati che qui, per comodità del lettore, riferiamo con un certo ordine.

Da che cosa furono originate?
Le prime credenze fantastiche nacquero dalla paura per gli sconvolgenti e incomprensibili fenomeni tellurici e meteorologici. Sono poi evolute, gradualmente e lentamente, in elaborate concezioni di mondi ultraterreni. L'incanto e la dimensione etica di queste nuove concezioni hanno conquistato gli uomini e, a seconda della loro dislocazione geografica, hanno portato ad aree di prevalente identità religiosa.

C'è forse qualche relazione tra queste concezioni ed i grandi conflitti che hanno tormentato l'umanità e che continuano a generare scontri tra gli uomini?
C'è sicuramente una grande contraddizione tra il messaggio di amore e di pace predicato da queste credenze e la realtà dei comportamenti quotidiani di chi storicamente le ha professate. Quindi la relazione è molto forte, anche se sono necessarie molte distinzioni in rapporto al manifestarsi temporale di quella contraddizione e alla sua evoluzione.

Vuol dire che la contraddizione non ha avuto sempre la stessa intensità e gli stessi caratteri?
Esatto. Se si considera, ad esempio, lo svolgimento della storia del cristianesimo, si constata che, a una fase di persecuzione e di martirio dei cristiani, hanno fatto seguito il formarsi del potere temporale dei Papi e la presunzione della Chiesa di Roma di possedere la verità assoluta e di doverla imporre anche con la violenza. Al riguardo, le crociate contro gli “infedeli” sono una delle pagine più nere della sua ormai millenaria presenza. Così come restano indelebili offese alla coscienza dei popoli il nepotismo papale, i tribunali dell'Inquisizione, i roghi degli eretici, l'Indice dei libri proibiti.

Ma tutto ciò appartiene al passato. Oggi la Chiesa cattolica svolge un grande ruolo nell'azione internazionale volta a trovare nuovi assetti tra le nazioni e più pacifici rapporti tra gli uomini.
Certo, ma bisogna domandarsi perché ciò è avvenuto.

E noi lo domandiamo.
Il mondo occidentale ha conosciuto una stagione di intensa rottura storica, in cui sono stati messi in discussione tutti gli assetti culturali tradizionali, favorendo la nascita di forze sociali e politiche nuove, che hanno poi influenzato il corso degli avvenimenti immediatamente successivi e che ancora influenzano la realtà contemporanea: quella stagione ha ricevuto il nome di “illuminismo”.

La parola sembra indicare che una luce nuova ha risvegliato le menti.
Il movimento illuminista scardina le certezze su cui si fondava il potere politico delle monarchie assolute, compresa quella papale, e assegna alla capacità razionale degli uomini il compito di affermare valori nuovi. Una parola su tutte acquista una straordinaria importanza: tolleranza.

Che cosa voleva dire?
Tolleranza significava e significa libertà di espressione, significava e significa che nessuno ha il diritto di imporre agli altri i propri valori “assoluti”, che i valori devono essere accettati e condivisi liberamente, che possono nascere solo dal confronto e dalla discussione.

Si diceva prima che bisogna domandarsi perché la Chiesa cattolica è tanto cambiata. E' stato forse l'illuminismo a determinare la svolta?
Certamente, anche se la Chiesa non lo riconosce e non vuole riconoscerlo. Non lo riconosce e non vuole riconoscerlo perché è ancora convinta di dover presentare i suoi valori come “assoluti”, in contrasto con la concezione illuminista, per la quale i valori sono il frutto della riflessione degli uomini. Nel tempo, possono perciò rivelarsi inadeguati e devono quindi poter essere ridefiniti.

Faccia qualche esempio di valori “assoluti” affermati nel passato e nel presente dalla Chiesa di Roma.
Il caso più noto del passato, quello che dovrebbe con più evidenza consigliare alla Chiesa di non insistere sui valori “assoluti”, è il dramma di Galileo, è la inammissibile umiliazione imposta a questo genio dell'umanità, che ha squarciato il cielo e che ha incominciato a rivelare agli uomini la vera natura dell'universo. Il principio “assoluto” proclamato dalla Chiesa era che la Terra fosse al centro dell'universo e che, di conseguenza, l'affermazione galileiana sul moto della Terra intorno al Sole era contraria alla Sacre Scritture. Ma anche nel presente, immemore del perdono che ha dovuto chiedere con troppi secoli di ritardo a quel simbolo della libera ricerca del pensiero, la Chiesa si è gettata, senza alcuna cautela, nell'agone politico, cercando in tutti i modi di imporre il suo assurdo “valore non negoziabile” di una difesa senza discussioni delle asserite radici divine della vita.

Ma su quest'ultimo tema, la Chiesa non ha il diritto di far conoscere il suo punto di vista e di provare a convincere chi non lo condivide?
Certamente, la Chiesa ha questo diritto ed è proprio la cultura laica nata dall'illuminismo che glielo garantisce. Ma lo deve fare senza entrare nel “campo di Cesare”, senza entrare “in politica” e lasciando quindi che lo Stato, che rappresenta tutti, coloro che credono nei valori della Chiesa e quelli che credono in altri valori, possa darsi norme che non siano un imperativo confessionale.

Si parlava prima di identità. Quella della Chiesa cattolica è una delle più rilevanti. Ce ne sono altre di analoga consistenza?
Assai rilevante è anche l'identità dell'islamismo diffuso in tantissimi paesi e, in particolare, quella dell'islamismo arabo mediorientale, che in questo periodo attira su di sé l'attenzione di tutto il mondo per le complesse e molto violente rivendicazioni socio-religiose.

Si tratta anche in questo caso di una identità molto forte.
Fortissima e con esiti davvero sconvolgenti, perché essa mescola insieme religione e politica, anzi la religione detta le regole alla politica.

Si può stabilire qualche analogia con il cristianesimo della Chiesa di Roma prima del movimento illuminista?
Riteniamo di sì, proprio per quello spirito di intolleranza che ha dominato allora il cristianesimo di ispirazione papale e che oggi alimenta l'islamismo radicale nei confronti del mondo occidentale.

Ma perché l'islamismo replica, in età moderna, gli atteggiamenti che hanno caratterizzato il cristianesimo occidentale nei suoi secoli bui?
I Paesi in cui predomina l'identità islamica non hanno conosciuto un movimento culturale analogo all'illuminismo europeo, per cui non applicano il principio fondamentale che regola la vita degli stati moderni: la distinzione e la separazione tra Stato e Chiesa.

Là dove questa distinzione e questa separazione sono avvenute, che cosa è derivato?
Gli Stati, tramite “carte costituzionali via via più corrispondenti alle conquiste socio-economiche-morali dei propri cittadini, hanno dato origine al cosiddetto “stato di diritto”.

Vale a dire?
Lo “stato di diritto” prevede che i cittadini abbiano la libertà di pensiero e di espressione e che i loro diritti costituzionali non siano limitati per ragioni di censo, di sesso, di religione o di altri pretestuosi motivi. Inoltre, a garanzia di questi diritti, prevede la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, con utili contrappesi perché nessuno di essi prevarichi sugli altri. Infine, lo “stato di diritto” viene garantito da maggioranze espresse in periodici confronti elettorali.

Sembra la condizione migliore perché l'uomo possa vivere in pace, in base a regole concordate.
Se questa condizione potesse essere estesa a tutto il pianeta, si affermerebbe una identità primaria: quella della “cittadinanza universale”.

In che cosa consisterebbe?
Nel sentirsi partecipi di una convinzione preliminare, e cioè che tutti gli uomini sono uguali e che la loro convivenza deve fondarsi sulla cooperazione e sulla solidarietà, e nella attiva adesione ai valori dello “stato di diritto”.

Se si considerano gli assetti politici oggi esistenti nel mondo, la prospettiva della affermazione a livello planetario della identità della “cittadinanza universale” sembra poco realistica. Inoltre, questa identità potrebbe togliere spazio alle tante altre orgogliosamente proclamate a tutte le latitudini.
Certamente, l'identità della “cittadinanza universale” richiede l'evoluzione di moltissimi Paesi verso lo “stato di diritto”, ma non sarebbe limitativa di tutte le altre identità: sociali, religiose, politiche, culturali, ecc. Esse potrebbero continuare ad esistere e ad essere mescolate nei modi più diversi anche nella stessa persona.
Con un'unica precisazione: non dovrebbero entrare in conflitto con l'identità della “cittadinanza universale” e metterne in discussione i presupposti. In sostanza, prima bisognerebbe essere “cittadini del mondo” e rispettare le regole che disciplinano questo status e poi sbizzarrirsi nella rivendicazione di qualsiasi altra identità.

Il discorso è suggestivo, ma come arrivare a quell'obiettivo?
Per tentare di arrivarci, occorre rinnovare il lungo processo di formazione dell'uomo adulto, provando a ragionare in modo nuovo sul mondo dei minori.

Proviamoci.
Oggi i bambini vengono fatti nascere per la gioia e per le esigenze dei genitori. I quali, quando è possibile, si sforzano di farli crescere bene, intendendo che si adoperano per istruirli ed educarli o per farli istruire ed educare, affinché un giorno possano trovare, in prevalenza nei luoghi in cui hanno avuto la sorte di venire al mondo, una posizione professionale e uno stato sociale adeguati alle loro aspirazioni e a quelle dei genitori. L'educazione, in particolare, tende a trasmettere ai bambini i valori dei genitori e dell'ambiente circostante. In tal modo, toglie loro ogni autonomia e gli impedisce di fare, se non con sforzi molto forti, scelte personali nei vari campi in cui si può esercitare la loro intelligenza e la loro inclinazione.

Sì, effettivamente, questa è la situazione di oggi e non è favorevole ai bambini, agli adolescenti e ai giovani. Ma come modificarla?
Si richiede un cambiamento a 360 gradi, anche se esso potrà avvenire solo gradualmente e non senza molte difficoltà. Il mondo dei minori deve essere considerato un mondo autonomo, in cui si creano le condizioni perché chi vi appartiene possa crescere “libero” e senza i pregiudizi degli adulti. I minori non devono essere sottoposti, fin dalla prima infanzia, a nessun catechismo di ordine religioso, ideologico o di altra natura.

Sono invece i capisaldi del mondo attuale!
Non si deve più consentire che i minori vengano “utilizzati” per gli scopi più diversi, in assoluto contrasto con la natura di soggetti in formazione e alla ricerca di una personalità. Ad esempio, non si deve più vederli marciare con le insegne dei regimi autoritari, non si deve più obbligarli ad essere della religione del paese in cui nascono, non devono essere mandati alla guerra spinti da odi per loro incomprensibili.

Proviamo a dare qualche indicazione su come dovrebbe cambiare la loro vita.
I minori sono un potenziale di estrema varietà e ricchezza. Solo da loro può venire la speranza che su questo pianeta si possano instaurare rapporti di pacifica convivenza. Devono quindi crescere in un ambiente che favorisca il loro incontro e la loro amicizia e che li prepari a conoscere tutti gli aspetti dell'esistenza, anche quelli drammatici, ma che nello stesso tempo li conduca alla comprensione della loro condizione oggettiva.

Vale a dire?
La condizione di chi è parte della natura. Il nostro pianeta è un punto infinitesimale dell'universo, che conosce distanze di miliardi di anni luce, che è popolato da miliardi di stelle, che ci sgomenta con le sue dimensioni e la sua infinita varietà. Questa è la prima “nozione” che persone in formazione devono apprendere. In quello sconfinato scenario, i minori si sentiranno “piccini”, ma dovranno essere aiutati a comprendere che il mistero dell'universo può in parte essere dominato dalla conoscenza. Serviranno perciò spiegazioni scientifiche innanzitutto sulla Terra e poi sull'intero universo, adeguate alle varie età. I minori dovranno acquisire un forte senso di appartenenza alla natura, dovranno interagire con essa, imparando a difendersi quando è violenta ma anche a rispettarla nei suoi delicati equilibri per ricavarne tutti i possibili vantaggi.

I minori devono “pacificarsi” nella natura?
Sì, devono sentirsi a loro agio; devono abituarsi, osservando prima gli animali e poi gli uomini, al naturale svolgersi della vita, dall'inizio alla fine. Se saranno preparati ad accettare con animo sereno i condizionamenti della natura ma anche la sua infinita ricchezza, cresceranno senza paure e con più capacità di affrontare anche situazioni difficili.

E per quanto riguarda la “cittadinanza universale”?
I minori dovranno percepire di essere “liberi”, dovranno acquisire questa consapevolezza nel trascorrere degli anni, adeguatamente alla loro età, ma dovranno essere costantemente “educati” al rispetto degli altri, attraverso la conoscenza delle regole che disciplinano lo “stato di diritto”, in modo da saperle rispettare e da essere in grado di farle osservare quando la loro condizione di adulti li porrà a vari livelli di responsabilità sociale.

Per dare corpo alla identità del mondo dei minori, serve il determinante contributo degli adulti.
Sicuramente. Già oggi moltissimi adulti sono consapevoli che bisogna ripensare il rapporto con i minori. Attraverso un lungo processo, essi potrebbero dare basi solide a quell'identità, che verrebbe poi rafforzata nel tempo da chi sarà diventato adulto dopo aver fatto una esperienza nuova nell'età della formazione della personalità.

Tuttavia, la maggioranza degli adulti di oggi obietterà che si tratta di una previsione irreale.
E' difficile, per chi è irrimediabilmente scettico, immaginare che le cose possano cambiare così radicalmente e che i minori, dal momento che oggi dipendono in tutto dagli adulti, possano acquistare una importanza così decisiva per le sorti dell'umanità. Ma è proprio questo che si chiede agli adulti. Gli si chiede di prendere coscienza del problema e di avere comportamenti che favoriscano il cambiamento di ruolo dei minori.

Ma che strumenti hanno i minori per mantenere la loro autonomia e per difendersi dai cattivi esempi che vengono dal mondo degli adulti?
Sono strumenti semplici, che gli adulti hanno la facile possibilità di fornire. La scrittura, la lettura ed il calcolo sembrano forse insufficienti, ma è quanto basta perché i minori si impadroniscano della capacità di indagare in tutte le direzioni. La storia di tutte le discipline in cui si sono sviluppate l'intelligenza e la fantasia degli uomini, narrata senza voler raccogliere adepti, fornirà un vastissimo terreno per le loro scelte anche pratiche e per lo sviluppo della loro personalità.

Ma la prospettiva di un cambiamento così profondo non rischia di allontanarci troppo dalla affermazione iniziale che l'uomo è cattivo per natura?
L'istinto umano è stato frenato dalla organizzazione sociale. Pertanto, si può dire che la cattiveria dell'uomo sia stata sopita più che spenta. Tuttavia, essa può essere tenuta sotto controllo se si favorisce il dialogo tra gli uomini e si consente il dissenso, che non deve però mai sfociare nella contestazione dello “stato di diritto”. Sono state solo le dottrine “chiuse”, proclamate come “verità assoluta”, a causare i conflitti più insanabili e a dare origine all'intolleranza.

Non esiste quindi la “verità assoluta”?
Chi la proclama apre varchi di incomunicabilità assai pericolosi. Bisognerebbe accontentarsi di qualcosa di meno ambizioso, di più corrispondente ai limiti umani. Sulle questioni complesse, esistono normalmente “punti di vista” diversi. Mettendoli a confronto, si può riuscire a trovare il “punto di convergenza” che consente di ridurre i contrasti e di progredire nel dialogo.

Ma il futuro del mondo che qui è stato prospettato presuppone che tutti gli uomini debbano diventare “buoni”?
Sarebbe un mondo estremamente noioso. Si devono solo eliminare le contese irriducibili e garantire dappertutto i diritti fondamentali di convivenza. Per il resto, gli uomini potranno esercitarsi nelle loro eterne “debolezze”. Continueranno sicuramente ad esistere i ladri, gli assassini e quant'altri vorranno delinquere. Per ragioni di pettegolezzo quotidiano, saranno di grande utilità i megalomani, gli arrivisti e i maldicenti. Qualche fastidio lo daranno i maleducati e gli arroganti… e via continuando.

Ma quali garanzie ci sono che i minori, una volta diventati adulti, non si comporteranno come la maggior parte degli adulti di oggi?
Garanzie non ce ne sono, ma è molto probabile che, se avranno ricevuto una educazione diversa, possano poi agire conformemente ad essa.

Ma se il mondo qui immaginato avesse la possibilità di diventare realtà, quanto tempo richiederebbe la sua realizzazione?
Sembra il problema meno preoccupante. Se, dopo tremila anni di “civiltà”, sul pianeta spirano ancora venti di guerra di religione e conflitti armati insanguinano quotidianamente tanti Paesi del globo, l'uomo può prendersi tutto il tempo necessario per dare vita non al migliore dei mondi possibili, ma solo a un mondo meno pazzo… Mille anni sono pochi?



Questo documento, redatto in forma di dialogo tra un enorme collettivo (quello di tutti i minori del mondo) e chi vorrebbe farsi loro portavoce, è stato inviato ovunque, è stato letto e discusso in innumerevoli assemblee. Tutti sono intervenuti, con opinioni articolate o con semplici adesioni entusiastiche. Alla fine ne è stata autorizzata la divulgazione affinché nessuno possa dire di non aver saputo e possa quindi giustificare la sua inerzia.


* “Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un'età inferiore a diciott'anni.” Così recita l'art. 1 della “Convenzione sui diritti dell'infanzia”, approvata dall'ONU il 20 novembre 1989.
Noi, per comodità, utilizzeremo, anche se non ci soddisfa, il termine “minori”.

 

(“ EX ”, ottobre e dicembre 2006)


Rivista "EX"

Il periodico “EX” è la rivista dell’Associazione Emofilici e Talassemici di Ravenna.
Tutto ciò che è contenuto in questo sito è stato prima pubblicato su “EX”.
“EX” è stato fondato nel 1974 da Vincenzo Russo Serdoz, “un grande uomo”, che la malasanità italiana ci ha strappato prematuramente.
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