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Anno 2005 Marco, Elena, Laura…e tanti altri

Marco, Elena, Laura…e tanti altri

In un celebrato spot televisivo, un giovane uomo incontrava un amico al quale comunicava che stava andando a donare il sangue “per Mario”. E all’amico che affermava di non conoscerlo, il donatore di sangue rispondeva: “Neppure io lo conosco”. Il messaggio era chiaro: il dono era disinteressato, era per chiunque ne avesse bisogno. Esso però ha rischiato di dare un’immagine falsata del donatore, come di un cittadino che compie il suo dovere quasi asetticamente, che vuole sentirsi in pace con se stesso, ma che non vuole saperne più di tanto sulle innumerevoli malattie che affliggono l’umanità

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Noi invece abbiamo una conoscenza diversa dei donatori di sangue: di persone cioè che sanno e che vorrebbero saperne di più, di cittadini che partecipano alle ansie e ai timori degli ammalati e che sono disponibili a fare per loro tutto quanto è possibile.
Questo ci veniva di pensare vedendo, recentemente, un servizio dedicato dalla televisione pubblica dell’Emilia-Romagna alla talassemia e al day-hospital talassemico di Ferrara. Il servizio si apriva quasi subito con il volto di Marco che, con occhi intensi, con uno sguardo penetrante e comunicativo, pronunciava queste semplici parole: “In un certo senso, un po’ mi pesa farmi vedere, però penso che sia importante che chi dona veda effettivamente che chi riceve è una persona che ha dei bisogni e che questi bisogni vengono proprio aiutati con la donazione di sangue perché noi talassemici, per adesso, l’unica nostra fonte di vita è la trasfusione continua di globuli rossi, quindi di sangue”.
Era una testimonianza sulla importanza, anzi sulla insostituibilità di un dono prezioso e unico, ma era anche l’affermazione di una vita che vive, quasi a dire: noi non siamo un’astrazione come “Mario”, che era tutti e non era nessuno, noi siamo Marco e Elena e Laura e Marcello, Beatrice, Emilio, Giuliano e decine e centinaia e migliaia di giovani che vivono e hanno voglia di vivere, ma che devono affrontare quotidianamente i disagi di una malattia severa, di una malattia che non concede sconti, ma contro la quale noi opponiamo, con il vostro aiuto, la resistenza di chi non si rassegna e vuole semmai combatterla e vincerla.
Era la pubblica manifestazione di una riconoscenza verso chi già dona, era il rendere merito a chi è già impegnato in un servizio civile, ma era anche un velato invito a donare il sangue rivolto a coloro che, un po’ dappertutto in Italia ma soprattutto in certe sue aree, non sentono il “dovere”, per resistenze psicologiche, per paure senza fondamento o semplicemente per sottovalutazione del problema, di “correre” là dove, nei centri trasfusionali o in altre sedi preposte, un sentimento di comunanza nelle difficoltà della vita dovrebbe far convergere tutte le persone sensibili e dotate di senso civico.

("EX", marzo 2005)



Rivista "EX"

Il periodico “EX” è la rivista dell’Associazione Emofilici e Talassemici di Ravenna.
Tutto ciò che è contenuto in questo sito è stato prima pubblicato su “EX”.
“EX” è stato fondato nel 1974 da Vincenzo Russo Serdoz, “un grande uomo”, che la malasanità italiana ci ha strappato prematuramente.
Dal 1982, “EX” è diretto da Brunello Mazzoli.

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